Appare
per la prima volta nel 1982 e, nonostante il successo mondiale, è
difficile collocare il personaggio Max Fridman in una categoria “professionale”.
Il suo ruolo, nelle storie di Vittorio Giardino, è sì quello da
protagonista, ma involontario. Discreto, educato e vagamente
malinconico, non è certo incline all’azione (non ha neanche le phisique
du role), eppure si trova sempre coinvolto in storie più grandi di lui.
Max, forse, preferirebbe esserne un osservatore, come noi lettori, ma
le storie – tra affaires politici, intrighi
spionistici, situazioni storiche – lo trovano sempre e comunque dalla
“parte giusta”. Non è un eroe, almeno nel senso letterale della parola,
ma sa affrontare con coraggio, se non con rassegnazione, le rischiose
situazioni in cui si caccia. Ma anche nei momenti più caldi non perde
mai la calma (e la pipa).
Anche del suo passato, da cui sembra perennemente in fuga, sappiamo
poco: una ex moglie, una figlia, un passaporto svizzero. Poca cosa.
Visto che il suo autore, che non brilla per velocità di realizzazione,
in una ventina d’anni ha affidato alle stampe solo quattro storie
(Rapsodia ungherese, La porta d’Oriente, No pasaran I e II con la
conclusione della trilogia spagnola ancora abbozzata), per conoscere
meglio Max Fridman ci affidiamo a questa scheda compilata dallo stesso
Giardino.
Nome: Maximilien David
Cognome: Fridman
Nato a: Parigi
Il: 4 gennaio 1898
Residente a: Ginevra
Figlio di: Daniel e Ruth Golstein
Studi: Università
Professione: commercio di tabacchi pregiati della ditta B. F. (Benjamin
Fridman, fondatore della ditta e nonno di Max)
Stato civile: Coniugato e separato
Moglie: Vera Meyer
Figli: Solo una, Ester
Tabacchi preferiti: Misture medio-forti con buona percentuale di Latakia
MpcBuletin/Ezio Rocchi Balbi/Marzo 2005
Immagini riprodotte per gentile concessione dell'autore e della
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