Le donne disegnate da Vittorio Giardino, per quanto fini ed eleganti,
non mancano certo di glamour. Anzi, senza mai ricorrere a “trucchi del
mestiere” - che gli avrebbero garantito l’ammirazione di lettori dal
palato grosso -, Giardino ha affidato alle stampe personaggi femminili
decisamente sexy, certo non privi di erotismo. Donne disegnate
eroticamente q.b., quanto basta, come recitano le classiche ricette di
cucina quando suggeriscono l’uso, ma mai l’abuso, di un determinato
ingrediente.
Del resto è la stessa “ricetta” che, da sempre, adotta Giardino per le
sue opere. Mai un eccesso, mai un’esagerazione, mai un effettaccio a
sorpresa o un colpo di scena fuori dalle righe. Non a caso i suoi
disegni, proprio come le ricette citate, sono considerati dei classici.
Per l’abilità di mescolare o aggiungere ingredienti q.b.
Un ingrediente che, purtroppo, non s’abbina facilmente con le figure
femminili è la pipa, anche se Giardino, in rare occasioni, è riuscito
ad aggiungerla con stile. Come in queste immagini (tratte da diverse
pubblicazioni con il permesso dell’autore) che accompagniamo con una
breve prefazione di Giardino tratta da una pubblicazione quasi
introvabile, il libro “Calme, luxe et volupté” (Mosquito Editions -
2001).
“È vero, fumo la pipa da molti anni e non ho ancora smesso. Anzi, non
vorrei proprio smettere. Detto ciò, non sono affatto un difensore del
fumo, e cerco di rispettare le esigenze delle persone cui dà fastidio.
Mi illudo che fumare la pipa non sia un vizio, ma un piacere. Circola
un detto (certamente inventato da un fumatore di pipa) per cui la
differenza fra un fumatore di pipa e uno di sigarette è la stessa che
c’è fra un intenditore di vini e un alcolizzato.
In ogni caso, conosco molte donne accanite fumatrici, ma non una sola
che fumi la pipa.
Anzi, si può dire in generale che le donne non fumano la pipa. Non si
capisce il motivo, ma la pipa è per tutti un oggetto tipicamente
maschile.
Per questo, una donna con una pipa in mano ha qualcosa di sorprendente,
forse di leggermente trasgressivo.
Ma, come ho detto altre volte, non posso fare a meno di mettere insieme
le cose che amo”.
MpcBuletin/Ezio Rocchi Balbi/Marzo 2005
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